(Dario Zanut, Il Sole 24 ORE – Estratto da “Antincendio24”, 2 novembre 2017)

Negli ultimi due anni sono accaduti numerosi incendi in siti che trattano rifiuti. Almeno 250 i casi
censiti. In tre mesi ne sono stati segnalati 28 (fonte: Il Sole 24 Ore ‐ 9 agosto 2017*).
Gli incendi sono spesso di rilevanti dimensioni, con importanti emissioni di inquinanti in atmosfera e richiedono un forte impegno per i soccorritori ed il coinvolgimento delle Comunità Interessate (Vigili del Fuoco, Sindaci, ARPA ecc.).
Il fenomeno ha coinvolto tutta la filiera del rifiuto (prelievo, stoccaggio, trattamento, riciclo, riutilizzo) ed è diffuso su tutto il territorio nazionale.
Oltre alla azione svolta dalla Autorità Giudiziaria, le autorità di controllo (ARPA, AASS; Vigili del Fuoco) stanno effettuando numerosi accertamenti finalizzate ad innalzare i livelli di sicurezza nei siti in questione, con particolare attenzione ad interventi ed impianti di sicurezza antincendio.

Sono ormai diffusi sul territorio numerosi siti ed impianti destinati alla lavorazione di rifiuto (raccolta, selezione, caratterizzazione), al riutilizzo e riciclo, all’impiego per usi industriali e quale combustibile alternativo.
In tali aree la quantità di materiale stoccato è spesso ingente e gli impianti possono essere
di elevata complessità ed estensione.
Per tali siti ed impianti si evidenzia la presenza di rischi incendio, in particolare connessi allo stoccaggio e lavorazione, che richiedono azioni di controllo e riduzione dei rischi, con i seguenti obbiettivi:

‐Individuazione delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi e dei procedimenti di
prevenzione incendi da attivare;

‐Valutazione dei rischi incendio;

‐Valutazione degli interventi di riduzione e controllo del rischio incendio;

‐Individuazione delle normative ed i criteri di sicurezza antincendio da applicare;

Le attività soggette
Si tratta di attività soggette per le quali dovranno essere attivati i procedimenti di prevenzione incendi disciplinati dal d.P.R. 151/11.
Le attività soggette, ricomprese nell’allegato I al d.P.R. 151/11, sono facilmente individuabili in caso di lavorazione di monomateriale (es. carta, plastica ecc.). In presenza di materiali diversi (es. rifiuti solidi urbani), si fa riferimento al materiale presente in maggiore quantità.

La attività principali da considerare sono:

‐Depositi liquidi infiammabili e combustibili;Attività n.12: Depositi liquidi infiammabili e combustibili;

‐Depositi e lavorazione carta; Attività n.34: depositi per la cernita della carta usata con quantitativi in massa superiori a 5000 kg;

‐Impianti produzione energia elettrica;Attività n. 48: Centrali Termoelettriche;

‐Deposti e lavorazione legname; Attività n.36: depositi di legnami con quantitativi in massa superiori a 50.000 kg;

‐Gomme, pneumatici e simili; Attività n.43: Impianti per la lavorazione della gomma con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg; depositi di prodotti della gomma, pneumatici e simili, con quantitativi in massa superiori a 10.000 kg;

‐Materie plastiche; Attività n.44: Stabilimenti, impianti, depositi ove si producono, lavorano e/o detengono materie plastiche, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg.
Possono essere presenti anche altre tipologie di attività (Centrali termiche, gruppi elettrogeni,
distributori carburante ecc.).
Le normative e criteri tecnici applicabili
Per le attività interessate si applicano le normative ed criteri tecnici di prevenzione incendi valutazione e riduzione del rischio incendio, ed in particolare:

‐Il d.m. 3 agosto 2015 (Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’articolo 15 del D.Lgs. 8 marzo 2006, n.139), denominato Codice di Prevenzione Incendi, che consente di raggiungere i previsti standard di sicurezza antincendio, utilizzando un insieme di soluzioni tecniche più flessibili ed aderenti alle peculiari esigenze delle diverse attività.

‐La norma prevede la determinazione dei rischi al capitolo G.3, in cui viene considerato il profilo di
Rambiente (rischio ambiente).

Per gli interventi di adeguamento, si utilizza la Sezione S‐Strategia antincendio, con la applicazione dei seguenti punti:

‐S.2 Resistenza al fuoco;

‐S.3 Compartimentazione;

‐S.4 Esodo;

‐S.5 Gestione della sicurezza antincendio;

‐S.6 Controllo dell’incendio;

‐S.7 Rivelazione ed allarme;

‐S.8 Controllo di fumi e calore;

‐S.9 Operatività antincendio;

‐S.10 Sicurezza degli impianti tecnologici e di servizio.

Sulla base dei criteri previsti, si possono individuare soluzioni conformi, alternative o in deroga per le attività interessate.

‐I criteri previsti nel d.m. 10 marzo 1998 (Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione
dell’emergenza nei luoghi di lavoro);

‐Utilizzo di altre norme tecniche di prevenzione incendi per similitudine;

‐Utilizzo di norme tecniche, linee guida, prescrizioni dei produttori;

‐Criteri estrapolabili da letteratura tecnica.

Oltre al rispetto di norme e criteri tecnici sopra indicati, devono essere considerati alcuni aspetti
peculiari:

‐La valutazione dei rischi incendio connessi alla quantità e lavorazione del materiale (movimentazione, cernita ecc.).

La quantità di materiale stoccato (all’aperto, in copertura o all’interno di fabbricati) è spesso ingente e richiede modalità di gestione e controllo ai fini di sicurezza antincendio (es. sorveglianza continua).
La movimentazione e selezione di materiali combustibili (plastica, carta, legno ecc.) soprattutto in
presenza di altri materiali pericolosi (es: bombolette spray, liquidi corrosivi, materiali soggetti ad
autocombustione) può determinare surriscaldamenti e/o inneschi che vanno valutati nel processo di identificazione dei rischi incendio.
Pertanto occorre intervenire sul processo produttivo e valutare le lavorazioni che determinano rischio incendio.

‐La compartimentazione finalizzata alla limitazione dell’estensione dell’eventuale incendio.
L’incendio non deve propagarsi tra il materiale. Tale obiettivo si raggiunge principalmente mediante sistemi di protezione passiva, consistente nella compartimentazione mediante strutture (murature ecc.) e separazioni mediante corsie e corridoi.

‐Sistemi e vie di esodo.
Si tratta spesso di impianti complessi, con la possibile presenza di numerosi addetti presenti in varie parti dell’impianto (cabinati, passerelle ecc.) per i quali devono essere valutati con attenzione i sistemi di vie di esodo.

‐Gli impianti di controllo ed estinzione.

L’obbiettivo primario è il rapido controllo dell’incendio, con la installazione di sistemi di protezione
attiva.
Deve essere prevista la installazione di attrezzature ed impianti di estinzione manuale ed automatica (estintori, impianto idranti, impianti estinzione a schiuma e diluvio), da realizzarsi secondo norme di buona tecnica.
Principalmente dovrà essere previsto un impianto idranti secondo norme UNI 10779 (Impianti di
estinzione incendi ‐ Reti di idranti ‐ Progettazione, installazione ed esercizio), con livello di pericolosità 3 (idranti interni ed esterni), la cui distribuzione deve essere articolata in tutte le zone dell’impianto.
Inoltre deve essere considerata la estensione della protezione con la installazione di impianti
estinzione all’aperto, che consentano di controllare incendi di materiali all’aperto da posizione
protetta, con erogazioni di acqua importanti (lance antincendio ad alta capacità, spingarde).
Il riferimento normativo di tali impianti, oltre alla già citata UNI 10779 è la norma UNI/TS 11559:2014 (Impianti di estinzione incendi ‐ Reti di idranti a secco ‐ Progettazione, installazione ed esercizio).
Dovrà essere prevista anche la installazione di impianti automatici di controllo ed estinzione.
I più idonei sono gli impianti automatici a diluvio conformi a norme UNI CEN/TS 14816 (Sistemi spray ad acqua ‐ Progettazione, installazione, manutenzione) ed impianti a schiuma media/alta espansione conformi a UNI EN 13565‐2 (Sistemi a schiuma ‐ Progettazione, costruzione e manutenzione).

‐Il controllo delle lavorazioni, sistema di gestione della sicurezza e intervento in caso di incendio.
Deve essere assicurato il controllo ed il pronto intervento in caso di incendio e la sorveglianza nelle ore di limitata o fermata produzione (ore notturne ecc.)

*Rifiuti, in tre mesi fiamme in 28 siti
Non solamente i boschi e le pinete antiche: gli incendi — che in questi giorni stanno creando danni
gravi, che inquinano l’aria e che in qualche caso perfino uccidono le persone — continuano a colpire
anche gli impianti industriali del settore dei rifiuti e del riciclo. Di più: gli eventi si infittiscono e ormai va a fuoco un’attività dei rifiuti o del riciclo ogni tre o quattro giorni. Alcuni parlano di “guerra dei rifiuti”, immaginando un disegno criminale coordinato.

Il Sole 24 Ore ha condotto un censimento delle notizie pubblicate sulle testate locali da cui emerge che da maggio in Italia siano andati a fuoco una trentina di impianti di raccolta, riciclo, selezione,smaltimento o trattamento dei rifiuti o dei materiali da rigenerare. In alcuni casi l’origine delle fiamme è chiaramente volontaria, e gli incendiari sono stati filmati dalle telecamere notturne di sicurezza degli stabilimenti; in altri casi si tratta chiaramente di incidenti o avarie, come corto‐circuiti elettrici. Il fenomeno crea problemi alle imprese del settore, non solamente a quelle direttamente colpite dal fuoco, per i gravi danni che ne subiscono, ma anche a clienti e fornitori. Tre mesi fa ai primi di maggio forte emozione aveva suscitato l’incendio di un’azienda di raccolta di rifiuti plastici a Pomezia (Roma), la cui nube nera e caliginosa aveva suscitato un allarme per la qualità dell’aria e per la salute. Da allora, in tre mesi sono andate a fuoco altre 28 attività legate ai rifiuti o al riciclo. Sono esclusi dal conteggio i sabotaggi di entità minore eppure diffusissimi, come la distruzione di camion compattatori o di macchinari. Secondo alcuni esperti del settore le aziende danneggiate dal fuoco in due anni sono tra le 100 e le 150. Dal giugno 2015 fino a settembre 2015 il Sole 24 Ore aveva censito una prima trentina di impianti colpiti da incendi. Un’altra ventina di incendi sono stati rilevati nel 2016. Altri 16 incendi a impianti di gestione del ciclo dei rifiuti nei primi cinque mesi del 2017. Infine, 28 in questi ultimi tre mesi.
Ecco alcuni degli ultimi eventi. In luglio allarme tra i cittadini per le nubi dense delle fiamme alla
Kalatimpianti di Grammichele (Catania), alla Galli di Senago (Milano), all’Ilside di Bellona (Caserta), in via Senigallia a Bruzzano (Milano) e ad Alcamo (Trapani). In tutti questi casi sono dovuti intervenire gli esperti dell’Arpa per controllare gli inquinanti nell’aria e per rasserenare i cittadini allarmati. In questi pochi giorni di agosto, ecco le fiamme a Montefalcione (Avellino), Arese (Milano), alla Dedalo Ambiente di Canicattì (Agrigento), azienda più volte danneggiata. In questi giorni: domenica 6 agosto a Livorno e a Chirignago di Venezia, lunedì 7 agosto a Brescello (Reggio Emilia).

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