(Mariagrazia Barletta, Il Sole 24 ORE – Estratto da “Quotidiano di Edilizia e Territorio”, 25 aprile 2019)

Dal 4 ottobre 2019 la normativa diventa da facoltativa a obbligatoria per fabbriche, officine, depositi e impianti di diverso tipo per i quali attualmente valgono i «criteri tecnici»
È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del ministero dell’Interno (Dm 12 aprile) che va a modificare il campo di applicazione del cosiddetto Codice di prevenzione incendi (Dm 3 agosto 2015), rendendo le norme prestazionali, in esso contenute, cogenti per 42 delle 80 attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi.
Significa che dal 4 ottobre 2019 (il Dm 12 aprile entra in vigore 180 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta) la normativa prestazionale, che ha fatto ingresso per la prima volta nel campo della prevenzione incendi nel 2015, da facoltativa diventa obbligatoria per gran parte delle cosiddette attività «soggette e non normate», ossia inserite nell’elenco delle attività soggette a controllo da parte dei Vigili del Fuoco (l’elenco è allegato al Dpr 151 del 2011) e prive di regola tecnica verticale.
Più nel dettaglio, si tratta prevalentemente di fabbriche, officine, depositi, impianti di diverso tipo per i quali attualmente valgono soprattutto i cosiddetti «criteri tecnici di prevenzione incendi». Come anticipato in un articolo del 22 febbraio scorso, il decreto ha preso forma velocemente con la nuova direzione del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, affidata dal primo dicembre 2018 a Fabio Dattilo.
Nonostante dal 4 ottobre la normativa del Codice costituirà, in molti casi, l’unica via percorribile per costruire una strategia antincendio, per alcune attività comprese nel campo di applicazione del Dm 3 agosto 2015 resterà comunque la possibilità di scegliere se applicare le norme prestazionali o le tradizionali regole tecniche prescrittive. Questo doppio binario resterà in piedi ancora per gli alberghi con più di 25 posti letto, per le scuole con oltre 100 persone presenti (fanno eccezione gli asili nido per i quali il Codice non si applica), per le aziende e gli uffici con oltre 300 persone presenti e per le autorimesse con superficie coperta superiore a 300 mq. Per l’attività numero 69 del Dpr 151 del 2011 c’è da fare una distinzione: le norme del Codice restano facoltative per gli esercizi commerciali dove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni (con superficie superiore a 400 mq), ma diventano obbligatorie per le fiere e i quartieri fieristici (finora esclusi dal Codice).
Oltre alle esposizioni fieristiche, per effetto del nuovo decreto il campo di applicazione del Dm 3 agosto 2015 viene allargato ad altre nove attività, si tratta di: edifici e complessi edilizi a uso terziario o industriale caratterizzati da promiscuità strutturale o impiantistica (attività numero 73); stabilimenti dove si impiegano sostanze instabili; industrie e impianti dove si utilizzano nitrati di ammonio, di metalli alcalini, nitrato di piombo e perossidi inorganici; stabilimenti che utilizzano sostanze soggette all’accensione spontanea, industrie che producono acqua ossigenata; stabilimenti che detengono o impiegano fosforo; impianti per la macinazione e la raffinazione dello zolfo; fabbriche di fiammiferi e stabilimenti e impianti che detengono magnesio o leghe ad alto tenore di magnesio (attività dalla numero 19 alla 26).
Ben presto entreranno nella sfera d’azione del Codice anche gli edifici sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni cultuali e del paesaggio, che ospitano al loro interno gallerie, musei, archivi e
biblioteche. La relativa regola tecnica verticale ha ormai preso forma, si attendono l’approdo a Bruxelles per le verifiche di rito e poi la pubblicazione in «Gazzetta ufficiale» (si veda l’articolo pubblicato su Edilizia e Territorio lo scorso 2 aprile).
Con il Dm 12 aprile 2019 viene stabilito che le norme del Codice si applicano alle attività di nuova realizzazione. Per gli interventi di modifica o di ampliamento delle attività che risulteranno esistenti al 4 ottobre, le norme del Codice si applicheranno a condizione che le misure antincendio riguardanti la parte di attività non interessata dall’intervento siano compatibili con i cambiamenti da realizzare. In caso contrario, l’intervento di modifica o di ampliamento dovrà seguire le norme prescrittive e i «criteri tecnici di prevenzione incendi» oppure si potrà fare affidamento sulle norme prestazionali del Codice purché, però, queste siano estese all’intera attività e non solo alla parte oggetto di modifica o di ampliamento. Per quelle attività che al 4 ottobre risulteranno in regola con gli adempimenti previsti dal Dpr 151 del 2011 (verifica dei progetti se richiesta, Scia antincendio e controlli di prevenzione incendi) non sussiste l’obbligo di adeguarsi alle novità introdotte dal Dm 12 aprile 2019.
Elenco delle attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi (estratto dall’allegato I al Dpr 151 del 2011), che saranno ricomprese nel campo di applicazione del “Codice di prevenzione incendi” (Dm 3 agosto 2015) con l’entrata in vigore del decreto del Ministero dell’Interno 12 aprile 2019.

 

Applicazione obbligatoria del Codice
Applicazione facoltativa del Codice

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